THAI END - Massaggi a Milano

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THAI END

Filosofeggiamenti - 07/01/19 - Autore: Panama -

L’impressione è che il mondo dei massaggi thailandesi, quello che conosco meglio per esperienza, sia arrivato ad un punto di non ritorno.
Pur a velocità differente, tutti i centri – ovviamente parlo di quelli che maggiormente coinvolgono questo pubblico, e cioè quelli che praticano massaggi emozionali, non terapeutici – tendono asintoticamente a privilegiare l’extra massaggio rispetto al massaggio.
In quest’ultimo periodo ne ho avuto la riprova in varie location con ragazze diverse.
Mani sempre meno sapienti si avventano sui clienti per estorcere il più possibile con il minimo dispendio di energia.
Tutto da copione, in una liquidità di atteggiamento che non può evitare l’amaro in bocca.
Offerte esplicitate con largo anticipo rispetto alla fine di una corsa senza sapore né arte, che, se non accolte, provocano scazzo e malumore alle malcapitate.
Avvilente.
Ricordo ancora le mie prime avventure in questo mondo.
Quando chi ti massaggiava sapeva fare il suo mestiere, e lo faceva con passione.
Quando non sapevi come sarebbe andata a finire.
Quando ogni volta pensavi: questa è la volta buona. Ed invece rimandavi tutto ad un’altra sessione perché la speranza è l’ultima a morire.
Quando tutto sembrava una conquista.
Quando non esisteva il menù della casa, e, tante volte, il tutto avveniva, o sembrava accadere, di nascosto dalla capa.
Quando si tentennava, perché tu tentennavi a chiedere, e lei timorosa nel proporsi.
Quando si perdeva il controllo in modo assolutamente imprevisto e imprevedibile.

Adesso il massaggio è accennato (perché si dovrà pur fare no?), i menù standardizzati (organizzazione degna di una multinazionale); una ben oleata catena di montaggio, dove anche il montaggio non è più un miraggio.

Fine dell’intrigo.
Della poesia.
Del buon gusto.